I Criteri ambientali minimi (Cam) per il verde pubblico rappresentano oggi uno degli strumenti più incisivi per orientare le amministrazioni verso una gestione tecnicamente corretta, ambientalmente sostenibile e socialmente utile del patrimonio vegetale urbano. Il decreto ministeriale 10 marzo 2020, attualmente in vigore, ha segnato un passaggio importante rispetto ai precedenti Cam del 2013, superando una visione meramente manutentiva del verde e introducendo un approccio più sistemico, fondato su progettazione, censimento, gestione programmata, riduzione degli impatti ambientali e valorizzazione dei servizi ecosistemici.
Il decreto vigente richiama infatti la necessità di una visione strategica del verde pubblico, inteso non solo come insieme di aree da mantenere, ma come infrastruttura viva, capace di produrre benefici ambientali, sanitari, paesaggistici e sociali.
Bozza in discussione
La bozza dei nuovi Cam verde pubblico 2026 è attualmente in discussione con specifico tavolo tecnico interdisciplinare presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, a cui Assoverde partecipa per rappresentare le esigenze degli operatori del verde a tutti i livelli (professionisti, progettisti, aziende, etc.). Le novità introdotte dal tavolo tecnico – ancora in fase di elaborazione, e quindi non ancora entrate in vigore – sembrano promettere un significativo salto di qualità.

Il verde urbano viene sempre più trattato come una componente strutturale della pianificazione climatica, ecologica e gestionale delle città.
Ambiti di applicazione
Il riferimento normativo cambia: non più l’art. 34 del D.lgs. 50/2016, ma l’art. 57, comma 2, del D.lgs. 36/2023, nuovo Codice dei contratti pubblici, che conferma l’obbligatorietà dei Cam e ne rafforza il ruolo integrativo rispetto ai requisiti tecnici e agli obblighi già previsti dalla normativa di settore. La prima differenza rilevante è l’ambito di applicazione. Il D.m. 2020 si articolava essenzialmente su tre assi: progettazione o riqualificazione di aree verdi, gestione e manutenzione del verde pubblico, fornitura di prodotti per la cura del verde. La bozza 2026 amplia e precisa il quadro, introducendo anche i lavori di realizzazione o riqualificazione, il servizio di realizzazione del censimento e l’applicazione alle concessioni.
Il Cam tende così a diventare non più un allegato “ambientale” alla gara, ma un vero schema tecnico-prestazionale da integrare in tutte le fasi: programmazione, progettazione, affidamento, esecuzione, controllo e collaudo.

Il nodo del censimento
Uno degli aspetti più innovativi della bozza è la centralità del censimento. Nel D.m. 2020 il censimento del verde era già definito come base indispensabile per la pianificazione, la manutenzione e la stima degli investimenti. La bozza 2026 compie un passo ulteriore: il censimento diventa un vero servizio, con livelli progressivi di approfondimento. Il livello 1, in dettaglio, riguarda la localizzazione e perimetrazione delle aree verdi; il livello 2 attiene al catasto delle alberature; il livello 3 interessa la gestione integrata di tutti gli elementi del verde; il livello 4, infine, riguarda la valutazione specialistica dell’albero, su base professionale. La banca dati dovrà inoltre rispettare criteri di interoperabilità, con formati aperti, riferimenti geospaziali, metadati e strutture dati coerenti con gli standard nazionali e internazionali.
Prima di tuto la conoscenza
Questa impostazione è particolarmente importante perché sposta il baricentro della gestione dal semplice “intervento” alla conoscenza. Non si può gestire ciò che non si conosce. E non si può programmare correttamente senza una banca dati aggiornata, leggibile, georeferenziata e verificabile. In questo senso, i nuovi Cam sembrano cogliere e affrontare una criticità storica di molte amministrazioni: l’assenza di catasti completi, aggiornati e realmente utilizzabili nei processi decisionali.
Competenze e controlli
Altro elemento di continuità, ma anche di rafforzamento, riguarda la professionalità. Già il D.m. 2020 sottolineava la necessità di affidare progettazione e manutenzione a personale dotato di competenze tecniche idonee, per evitare interventi scorretti o dannosi sul patrimonio vegetale. La bozza 2026 amplia questo principio, richiamando in modo più articolato competenze tecniche, formazione continua, qualificazioni specialistiche del personale operativo e consulenze specifiche, ad esempio in materia di difesa integrata.
L’importanza del monitoraggio
Particolarmente significativa è anche l’introduzione della relazione Cam di progetto e della relazione Cam dell’impresa appaltatrice. Non si tratta di un semplice adempimento formale: la bozza prevede che la coerenza ai Cam sia documentata già nelle fasi progettuali e poi verificata in direzione lavori, collaudo o certificato di regolare esecuzione, anche attraverso documentazione fotografica, planimetrie e riscontri tecnici.
Questo passaggio è una svolta: il Cam non resta più confinato nella carta di gara, ma diventa criterio di controllo dell’effettiva esecuzione.
Clima e biodiversità
Sul piano dei contenuti ambientali, restano invariati se pur con alcune integrazioni, semplificazioni e specifiche alcuni principi fondamentali: riduzione del consumo idrico, corretta scelta delle specie vegetali, uso di fertilizzanti e ammendanti conformi, attenzione alla gestione dei residui organici, contenimento dell’uso di prodotti fitosanitari, tutela della fauna e impiego di macchine e attrezzature a basso impatto.
La bozza 2026 rafforza temi oggi divenuti centrali: biodiversità urbana, cambiamenti climatici, gestione del rischio allergenico, tutela degli alberi monumentali, catena di approvvigionamento dei prodotti e coerenza con gli strumenti di pianificazione ecologica e climatica.

Infrastruttura biologica complessa
Il percorso che dai Cam del 2013 conduce al Decreto ministeriale del 10 marzo 2020 e, oggi, alla bozza di revisione del 2026, non descrive soltanto un aggiornamento normativo. Racconta, piuttosto, il progressivo cambiamento del modo in cui il verde pubblico viene percepito, progettato, gestito e controllato all’interno delle città. Il verde urbano non può più essere considerato una componente accessoria del decoro, né una voce manutentiva da affrontare solo in termini di sfalci, potature, emergenze o sostituzioni. È, al contrario, una infrastruttura biologica complessa, dinamica e sensibile, capace di incidere sulla qualità dell’aria, sulla mitigazione climatica, sulla biodiversità, sulla sicurezza, sulla salute pubblica e sulla vivibilità degli spazi urbani.
Il ruolo strategico dei Cam
In questo passaggio culturale, i Cam assumono un ruolo decisivo: non sono soltanto criteri da inserire nei bandi, ma strumenti attraverso i quali trasformare la sostenibilità in metodo operativo. La vera sfida, dunque, non sarà semplicemente disporre di criteri più aggiornati o più articolati, ma renderli concretamente applicabili nei capitolati, misurabili nei contratti, verificabili durante l’esecuzione e comprensibili anche per le amministrazioni chiamate a governare patrimoni verdi sempre più fragili e strategici. Il nuovo assetto che si va delineando richiede quindi un cambio di passo, censimenti realmente aggiornati, banche dati interoperabili, progettazioni agronomiche e paesaggistiche coerenti, personale qualificato, controlli tecnici effettivi, piani di gestione pluriennali e una maggiore capacità di collegare ogni intervento agli obiettivi ambientali, sociali ed economici del territorio.
Qualità nel tempo
Solo in questa prospettiva i Cam potranno esprimere pienamente la loro funzione, passare dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità dimostrata; dalla manutenzione ordinaria alla gestione programmata; dall’intervento episodico alla cura continuativa del capitale naturale urbano. Ed è proprio su questo terreno che si giocherà la qualità futura delle nostre città: nella capacità di considerare alberi, suoli, prati, arbusti, acqua e biodiversità non come elementi separati, ma come parti di un unico sistema vivente, da conoscere, proteggere e accompagnare nel tempo.

Un sistema da conoscere, proteggere e accompagnare nel tempo.
SCRIVE PER NOI

- Dottore agronomo, è specializzato in arboricoltura, gestione del verde urbano e valutazione di stabilità degli alberi. Dottorando in Scienze fisiche e ingegneristiche per l’innovazione e la sostenibilità, è Ett (European tree technician e qualificato nei metodi Qtra, Archi, Arete e Agem. Consigliere nazionale Assoverde, svolge attività professionale e formativa nel settore del verde pubblico e dei giardini storici


