Le elevate temperature che stanno investendo l’Europa in questi giorni non sono un episodio isolato: rappresentano l’ennesima conferma di un cambiamento climatico ormai percepibile anche alle nostre latitudini. In molte città i termometri hanno superato i 40°C, mentre le notti tropicali hanno impedito a edifici, ecosistemi e corpo umano di disperdere il calore accumulato durante il giorno. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’ondata di caldo ha già causato oltre 1.300 decessi nel continente in appena una settimana.
Tanto che il caldo estremo è oggi una delle principali emergenze sanitarie del cambiamento climatico.
Gli eventi estremi sono la nuova normalità
Ma non finisce qui. A questo si aggiungono, con crescente frequenza, alluvioni, grandinate, basse temperature fuori stagione e lunghi periodi di siccità: un’alternanza che indebolisce le specie più resistenti dei nostri paesaggi vegetali, a cui si sommano parassiti giunti di recente in Italia capaci di uccidere interi popolamenti arborei.
Gli “eventi eccezionali” di un tempo sono ormai la nuova normalità e richiedono interventi a tutti i livelli: non solo la riduzione dei combustibili fossili, ma anche una progettazione lungimirante del verde urbano per i prossimi decenni.
Boschi e alberature raccontano un clima che cambia
Basta infatti osservare un bosco periurbano per comprendere come alcuni alberi soffrano più di altri, mentre specie esotiche da climi più caldi si adattano alle nostre regioni. Nella Pianura Padana ad esempio farnia, rovere e roverella patiscono per temperature elevate e siccità prolungata; per contro, il leccio, quercia mediterranea un tempo confinata alle aree a clima costiero, oggi prospera anche dove gli inverni erano rigidi.
Pianificare il verde con i modelli climatici
Chi gestisce il verde urbano deve quindi aggiornare le proprie competenze e, con l’aiuto dei modelli climatici previsionali, programmare i paesaggi vegetali futuri sulla base della sostenibilità economica, ambientale e sociale: solo così gli interventi dureranno nel tempo.
Come fare? Vediamo nel concreto.
1. SPECIE AUTOCTONE E SPECIE ESOTICHE PER IL RINNOVO DELLE ALBERATURE URBANE
Un importante aiuto arriva dagli studi che, da una ventina d’anni, restituiscono elenchi delle piante più efficaci per migliorare il microclima urbano: capacità di assorbire anidride carbonica e polveri sottili, potenzialità allergenica, emissione di Voc, propensione a produrre ozono, unite a dati biologici – dimensioni, esigenze idriche, periodi di fioritura – confluiti in abachi utili a progettisti e tecnici per scegliere l’albero giusto al posto giusto.
Dati scientifici per scegliere le specie più adatte
Fra le pubblicazioni disponibili l’abaco “Alberi per la città”, edito dalla Regione Emilia-Romagna, raccoglie schede dettagliate su 150 specie botaniche ed è consultabile anche online: un aiuto concreto, insomma, per chi deve progettare le infrastrutture verdi urbane o scegliere l’albero più idoneo per il proprio giardino. Dall’analisi dell’efficacia delle singole piante emerge come alcune specie esotiche siano più performanti di molte autoctone e non possano più essere ignorate a fronte di una rigidità verso l’autoctonia.
Diversificare le specie per aumentare la resilienza
Per questo alcuni regolamenti del verde si stanno adeguando, piante prima quasi bandite o ammesse in percentuali modeste cominciano ad essere accettate: è il caso della zelkova (Zelkova serrata), dello spino di Giuda (Gleditsia triacanthos) o del pero cinese (Pyrus calleryana). Anche molte specie autoctone – acero campestre, tiglio, olmo, frassino maggiore – garantiscono comunque prestazioni altrettanto valide. E solo diversificando le scelte sarà possibile migliorare l’aria delle città e contenere i costi manutentivi del verde pubblico, tra i primi a essere tagliati nei bilanci comunali.
Fitomassa, qualità dell’aria e biodiversità
Il ricorso alle specie più efficaci è utile sia per implementare la fitomassa, sia per rinnovare i patrimoni arborei esistenti. La qualità dell’aria non dipende solo dalla capacità dei vegetali di immagazzinare CO2 emettendo ossigeno e di trattenere le polveri sottili sulla pagina fogliare: patrimoni arborei più efficaci rendono comunque più performante la cosiddetta “foresta urbana”, e una maggiore diversificazione delle specie favorisce anche la biodiversità, contenendo i costi di manutenzione.
2. LA FORESTAZIONE PERIURBANA
Il discorso cambia per gli interventi di forestazione fuori dal tessuto urbano. In questi territori, che possono confinare con aree protette o zone di tutela naturalistica, vanno rispettate le composizioni floristiche tipiche del luogo: non si può quindi ricorrere a specie esotiche. I bandi che finanziano gli interventi di forestazione forniscono infatti elenchi di specie autoctone, che rimandano ai regolamenti forestali delle singole regioni.
Valutare il valore economico dei servizi ecosistemici
L’obiettivo è realizzare nuovi boschi che, in qualche decina d’anni, accrescano il patrimonio forestale nazionale e fungano da cortine verdi per mitigare gli effetti nocivi dell’ambiente urbano sui territori contermini, in un contesto di crescente concentrazione della popolazione mondiale nelle città.
In questa logica, sarebbe opportuno quantificare anche economicamente i benefici del verde esistente o in corso di realizzazione, attraverso una valutazione dei servizi ecosistemici svolti da ogni albero o formazione boscata: per far comprendere come la spesa per il verde – per realizzarlo e mantenerlo – non sia un onere, ma un investimento per il nostro benessere, da programmare con oculatezza, professionalità e lungimiranza.
PER CONCLUDERE
Sta nella capacità di adattamento, non solo dei vegetali ma anche dei professionisti del verde, la possibilità di invertire una tendenza purtroppo evidente: attraverso una progettazione sempre più rispettosa delle risorse naturali, a cominciare dall’acqua, e la scelta avveduta di specie in grado di adattarsi alla scarsità idrica.
La composizione floristica delle nostre città, e forse anche dei nostri boschi, si modificherà progressivamente, per cause naturali e per intervento dell’uomo. Ma gli alberi, a qualunque specie appartengano, continueranno ad essere i nostri principali alleati contro i cambiamenti climatici e per il miglioramento del microclima urbano, senza però pensare che aumentarne esponenzialmente il numero in città risolva da solo tutti i problemi.
Per un futuro più roseo, oltre che verde, le azioni da mettere in campo sono molteplici e vanno affrontate con la stessa pervicacia che si sta dedicando alla forestazione urbana e periurbana.
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