Mer. Ago 12th, 2026

Dalla cura del verde al riscatto delle persone: viaggio tra le cooperative sociali

Tre storie di successo dalla rete Assoverde, nelle quali la manutenzione del verde diventa una reale opportunità di recupero per centinaia di persone fragili. E la sfida a un mercato che non riconosce il valore dell’inclusione

cooperative del sociali verde urbanoFoto: Nazareno Work

Coniugare inclusione sociale, rigenerazione urbana e cura delle persone, portando avanti al contempo un business di successo. È la sfida quotidiana delle cooperative sociali che operano nel settore del verde pubblico, realtà capaci di trasformare la messa a dimora di un albero o la riqualificazione di un’area in occasioni di riscatto umano e professionale per lavoratrici e lavoratori che vivono situazioni di fragilità.

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La natura, occasione di rinascita

Nel delicato equilibrio tra crescita, sostenibilità e coesione, le cooperative sociali rappresentano da sempre un presidio prezioso e peculiare: non solo imprese che producono servizi e crescita economica, ma che generano anche un valore diffuso per i singoli e per la comunità. Quelle attive nella gestione del verde pubblico, in particolare, operano nella convinzione che il reinserimento in società possa essere ulteriormente favorito dalla tipologia stessa degli interventi effettuati.

Ritrovare la fiducia

Il contatto con gli elementi naturali, i ritmi e il rigore del lavoro all’aria aperta, la concretezza dei gesti quotidiani e il senso di responsabilità verso un bene comune possono agire infatti come potenti strumenti educativi e terapeutici. Azioni ataviche ma quanto mai necessarie come seminare, potare, coltivare, irrigare si trasformano in esperienze in grado non solo di offrire opportunità di formazione e di lavoro, ma anche di restituire fiducia in se stessi e senso di appartenenza. Le esperienze delle cooperative Il Germoglio di Salzano, Nazareno di Modena e Verbena di Casalmaiocco, tutte associate ad Assoverde, raccontano proprio questo.

Storie diverse ma accomunate dalla convinzione che il verde non sia soltanto un settore produttivo, ma uno spazio di crescita, inclusione e futuro.

1. IL GERMOGLIO, L’INCLUSIONE COME VALORE AGGIUNTO

cooperativa Il Germoglio, presidente Massimo Stevanato
Massimo Stevanato, presidente della cooperativa Il Germoglio

Il Germoglio è una cooperativa sociale di tipo B con sede a Robegno di Salzano, in provincia di Venezia. Oltre a gestire un Garden Center che offre servizi di vendita, green design e allestimenti, è attiva nella costruzione e manutenzione del verde, nonché di parchi gioco, arredo urbano e piscine. La cooperativa ha festeggiato i 30 anni di attività nel 2022, e attualmente dà lavoro in modo continuativo a un centinaio di persone.

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«Circa il 30% del nostro personale è rappresentato da persone considerate in condizioni di svantaggio ai termini della normativa di riferimento – spiega Massimo Stevanato, presidente della cooperativa – in particolare per problematiche psichiche e psichiatriche». Le lavoratrici e i lavoratori vengono selezionati e formati con cura, e destinati a compiti adatti alle loro competenze e capacità, ma che risultino anche graditi agli addetti stessi, a cominciare dagli interventi di manutenzione del verde.

Un valore economico non sempre riconosciuto

lavoratrice di una cooperativa sociale al lavoro in una serra
Foto: Il Germoglio

«Lavorare all’aperto e a contatto con la natura permette di solito di lavorare più volentieri, e di esprimere al meglio la propria personalità», aggiunge il presidente, che riferisce di una perfetta integrazione con il resto dei lavoratori e di una risposta più che favorevole da parte dell’utenza, «che anzi percepisce come un valore aggiunto la missione sociale della cooperativa». Una sfida vinta, quella di portare avanti un modello di business in grado di coniugare profitti e coesione sociale, ma che presenta difficoltà sempre più ardue.

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«Da quando ci troviamo a operare nel mercato in regime di concorrenza come tutte le altre imprese – commenta Stevanato – in un certo senso non viene più riconosciuto alle cooperative sociali il valore economico che rivestono per la società, favorendo l’autonomia di persone che difficilmente avrebbero altrimenti un impiego».

Un valore che invece è altissimo, tanto per i singoli quanto per le comunità.

2. VERBENA, UN ECOSISTEMA DI INCLUSIONE E TOLLERANZA

direttore generale cooperativa Verbena
Giuseppe Stroppa, direttore della cooperativa Verbena

Il recupero della piena autonomia è al centro anche del progetto di Verbena, cooperativa sociale di tipo B di Casalmaiocco (Lodi) che a dicembre festeggerà i suoi primi 25 anni di attività, e che occupa, tra i suoi 50 dipendenti, lavoratori con alle spalle percorsi di dipendenza e detenzione, nonché persone con disabilità e patologie psichiche.

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«Il nostro è un progetto educativo di reinserimento molto semplice, che si basa sull’autonomia delle persone a partire da una loro reale volontà di reintegrarsi – spiega il direttore generale Giuseppe Stroppa – Il lavoro è solo il primo passo di un percorso che prevede poi molti altri step successivi, come il recupero della patente, l’acquisto di un’auto e a volte anche della casa». Anche nell’esperienza di Verbena gli interventi sul verde – lavori di arboricoltura, forestazione, irrigazione e manutenzione in genere – risultano molto efficaci nel favorire il percorso di reintegro di persone in condizioni di svantaggio.

Equilibrio fra diritti e doveri

Foto: Verbena

«Quello del verde è un ambito ideale, perché il lavoro non è stereotipato né sclerotizzante, e se piace è perfetto per ricominciare – aggiunge Stroppa – Lavorare all’aperto, in gruppo, con attività variegate, può aiutare molto, anche eventualmente a soddisfare alcune attitudini fisiologiche specifiche, come nel caso delle persone con ADHD». La logica è quella, anch’essa molto semplice, dell’equilibrio tra diritti e doveri. «Abbiamo scelto di non avvalerci di tirocini né di intermediazione di manodopera (e nemmeno di alcun tipo di contributo pubblico, ndr), ma d’altro canto siamo molto esigenti – spiega il direttore della cooperativa lodigiana – Garantiamo diritti, ma facciamo anche notare i doveri in modo prescrittivo». Un sistema rigoroso, che permette da anni anche l’integrazione di lavoratori stranieri.

E che ha portato alla creazione di un vero e proprio «ecosistema improntato su inclusione e tolleranza».

3. NAZARENO WORK, LA CENTRALITÀ DEL TERRITORIO

lavoratori del verde cooperativa sociale
Foto: Nazareno Work

Assecondare i desideri profondi del lavoratore e le sue reali attitudini è un elemento centrale anche nel progetto di Nazareno Work, cooperativa sociale di tipo B attiva per lo più nel territorio modenese, presso la quale trovano impiego, su un totale di 350 lavoratrici e lavoratori, ben 150 persone in stato di svantaggio.

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I percorsi di recupero, in questo caso, spaziano in ambiti che includono, oltre alla costruzione e manutenzione del verde, anche i servizi museali (come biglietteria e sorveglianza) e la ristorazione, con il Bistrò 53 di Carpi. Una gamma di opportunità che cerca di rispondere a esigenze molto diversificate.

Intercettare i desideri autentici

«Il nostro criterio è quello di lavorare, se possibile, sul desiderio della persona, chiaramente dopo aver individuato un desiderio che sia davvero autentico – racconta il presidente Marco Viola – Per esempio, abbiamo avviato una piccola azienda agricola proprio per assecondare il volere di ragazzi che amavano lavorare a contatto con la natura e gli animali». Ancora una volta, dunque, il contatto con gli elementi naturali si mostra cruciale nel percorso di recupero e di pieno inserimento in società. Cruciale come i legami con il territorio su cui si opera, che nel caso di Nazareno Work è l’orizzonte tra le province di Modena e Bologna.

Sinergia con la comunità locale

lavoratori di una cooperativa sociale impegnati in manutenzione del verde
Foto: Nazareno Work

«L’innesto nel tessuto sociale è fondamentale per la riuscita del recupero – chiarisce Viola – Occorrono alleanze relazionali, collaborazioni con i servizi sociali e un rapporto più generale con la territorialità». Per questo, la cooperativa promuove sinergie efficaci con le istituzioni e altre realtà locali, con l’intento di garantire una maggiore efficacia dei percorsi di recupero e una maggiore coesione sociale. E il territorio sembra, in effetti, rispondere molto positivamente. «La nostra esperienza è quella di un’ottima accoglienza da parte delle comunità locali» conclude il presidente.

«Siamo molto esigenti con tutti i nostri dipendenti, ma loro riescono sempre a conquistarsi la benevolenza dei committenti e dell’utenza».

SCRIVE PER NOI

Silvana Santo
Giornalista, redattrice e blogger specializzata in sostenibilità, ecologia e cultura green. Da anni si occupa di comunicazione ambientale per il web e collabora con testate e progetti editoriali dedicati a cambiamento climatico, consumo consapevole, genitorialità sostenibile e stili di vita a basso impatto. Fondatrice del blog “Una Mamma Green”, affianca all’attività giornalistica quella di content creator nel turismo sostenibile