Perché in Italia la cultura del verde è ancora così arretrata rispetto a tanti altri paesi? Si tratta di un tema fondamentale, che richiede un dialogo con tutti gli operatori della filiera e una riflessione condivisa su cosa significhi “fare bene il progettista o il realizzatore del verde”.
Gli obiettivi

Partiamo da un possibile elenco degli obiettivi e presupposti di ogni progettista e operatore del verde:
- Conoscere e rispettare l’ambiente in cui si opera, il terreno, il clima e il contesto sociale, essendo consci dei cambiamenti in atto che possono interagire con il nostro lavoro;
- Promuovere la sicurezza sul lavoro, ridurre il rischio e anche il livello di stress di tutti i lavoratori, incluso il nostro;
- Perseguire la soddisfazione per il lavoro fatto, a tutti i livelli;
- Proporre e realizzare soluzioni di verde ecologicamente sostenibili, che permettano di risparmiare acqua e altre risorse e di ridurre gli sprechi, valorizzando la biodiversità;
- Promuovere affidabilità e puntualità nel lavoro, provando a diventare un esempio virtuoso anche per chi fa più fatica da questo punto di vista;
- Garantire la sostenibilità economica nel tempo dei nostri progetti: quello che facciamo deve essere impostato in maniera che possa mantenere la sua qualità nel tempo. Dare valore alla manutenzione e cura dei giardini come un’attività necessaria, non procrastinabile e non sostituibile, significa evitare di progettare o realizzare soluzioni che non tengano conto delle capacità economiche necessarie a sostenerne la manutenzione. Meglio piuttosto proporre approcci progettuali più “naturalistici”, meno formali, puntando su specie e soluzioni che richiedono sforzi più contenuti nella manutenzione (sapendo che non esistono interventi “a zero manutenzione”!);
- Trasmettere la qualità del proprio lavoro: raccontare alla comunità del settore ed anche a tutti coloro che hanno interesse, con trasparenza e con continuità quello che facciamo e come lo facciamo.
Questi sono obiettivi che richiedono una strutturazione delle aziende e degli studi professionali che coinvolge più professionalità e un adeguato investimento di risorse. È un approccio che richiede una fase di implementazione a cui deve seguire l’attivazione di un processo di aggiornamento continuo, al fine di adeguarsi alle innovazioni del settore e alle richieste del mercato.
Principi e azioni concrete

Ma su quali principi concreti si può fondare il raggiungimento di questi obiettivi? Eccone qualcuno:
- Formazione continua, un’attività indispensabile per tutti: imprenditori, responsabili degli studi professionali, manager, professionisti e operatori di ogni livello e grado. Il mondo del lavoro cambia rapidamente ed è necessario essere aggiornati. Cercare qualcuno che faccia da filtro è però altrettanto importante: per evitare di essere sommersi da informazioni superflue, meglio affidarsi a partner o associazioni in grado di offrire formazione sulle questioni davvero rilevanti, senza perdere tempo a inseguire tendenze passeggere;
- Valutazione dei feedback positivi e negativi, utilizzandoli per migliorare i lavori successivi. Anche solo mezz’ora di riunione, per ogni singolo progetto o lavoro, può bastare per capire cosa è andato bene e cosa è andato storto: un passo importante per evitare di ripetere gli stessi errori;
- Creazione di una filiera/rete di appoggio costituita da partner affidabili: per il lavoro di progettista, disporre di una rete di realizzatori del giardino, di vivaisti, di altre aziende (di lavori stradali, edili, fabbri, ecc.) o fornitori di alta qualità è un punto di forza per poter raggiungere l’obiettivo di un lavoro ben eseguito;
- Investimenti in nuove tecnologie e/o macchine. Valutare in termini di costi/benefici l’opportunità di procedere con nuovi investimenti è sempre difficile: anche per questo avere il supporto di consulenti tecnici che possano valutare l’effettivo efficientamento (temporale, organizzativo, ecc.) derivante da un eventuale investimento, e magari disporre di consulenti fiscali che aiutino a individuare il momento migliore per investire, può essere una strategia vincente;
- Implementazione di nuove procedure di lavoro più sicure e più efficienti: anche in questo caso è opportuno confrontarsi con l’aggiornamento tecnologico, ma anche normativo e relazionale (come ci confrontiamo con i nostri clienti, con i nostri partner e con i nostri colleghi e collaboratori). Spesso si ripetono gli stessi errori perché “si è sempre fatto così”, e cambiare può essere anche molto faticoso. Lo sforzo iniziale per il rinnovamento viene però sempre ripagato da una maggiore produttività e da una maggiore attenzione al lavoro, che risulta quindi anche più sicuro oltre che meno ripetitivo;
- Multidisciplinarità: aumentare il livello di diversità culturale di uno studio o di un’azienda significa renderli più resilienti, cioè più adattabili ai cambiamenti che avvengono ormai sempre più velocemente nel mercato e nel mondo del lavoro in genere. Anche questo aspetto non è sempre realizzabile in house, e può risultare più conveniente attuarlo attraverso la rete dei partner;
- Comunicazione: non siamo bravi a creare cultura del verde se non presentiamo in maniera onesta il lavoro che facciamo, con i suoi problemi e le sue soddisfazioni. Dobbiamo raccontare la qualità che riusciamo a raggiungere, così da diventare un modello per altri e per stimolare i nostri clienti (anche quelli futuri). E per dimostrare ai nostri concittadini quanto faccia bene un verde di qualità e duraturo;
- Sviluppo di una visione per il futuro: fissare, per lo studio o l’azienda, traguardi a medio e lungo termine aiuta a tenere il timone dritto sugli obiettivi e a programmare nel tempo investimenti e allocazione delle risorse.
Condividere il valore
Un’obiezione, a questo punto, potrebbe essere mossa rispetto alla sostenibilità economica di questi obiettivi e delle azioni utili a perseguirli. Obiezione che può essere valida, soprattutto quando si lavora con contratti di opere pubbliche al massimo ribasso. Ma valorizzare il nostro lavoro significa anche creare maggiore consenso attorno a quello che facciamo, per contribuire appunto a creare nel tempo una cultura condivisa del verde.
Per concludere…
Un esercizio conclusivo, al termine di questa riflessione, potrebbe essere quello di fare una sorta di gioco, attribuendo al proprio lavoro, per ogni obiettivo e azione elencati in precedenza, un punteggio da 1 a 5. Teniamo da conto il totale ottenuto, per riflessioni future.
SCRIVE PER NOI
- Architetto del paesaggio, fondatore dello studio Bellesi Giuntoli e accademico dei Georgofili. Laureato a Firenze con tesi su Boboli e PhD a Essex (UK), ha insegnato per 15 anni in Ateneo ed è stato esperto UE. Nel 2024 il suo studio vince il Professional excellence award dell'American society of landscape architects per 'The green ring of Pompeii'. È vicepresidente dell'associazione Kèpos


